“Archeologia” enologica

C’era una volta l’abitudine di conservare delle bottiglie di vino in annate importanti o legate ad avvenimenti personali (di solito la nascita di un bambino), per poi aprirle anni dopo, o dimenticarsene. Di solito l’esperimento si risolveva (o risolve) in un fallimento: tappi scadenti, errata conservazione o vini poco adatti all’invecchiamento portano a delusioni frequenti nel momento dell’attesa stappatura.

Non e’ stato questo il caso di un a bottiglia di vino rosso prodotto dal Negus (gestore per decenni di una delle private piu’ note di Monfalcone, scomparso purtroppo quest’anno) nell’anno ’69, imbottigliata e conservata da un amico partigiano. Stappata a 44 anni di distanza, si rilevava ancora di un bel colore rubino appena mattonato, al naso eterea ma in bocca ancora vitale, con un bel tannino e quasi una certa rotondita’. Complimenti a chi l’ha conservata cosi’ bene, ed ovviamente al Negus, a cui e’ dedicato questo articolo.

Un precedente post sulla privata del Negus.

Published in: on novembre 8, 2013 at 7:57 pm  Lascia un commento  

Beraldo Severino – Monfalcone (Aris)

Via Petrarca, aperto in Dicembre.

Proprio ad Aris, nel regno della Contessa, sorge una privata (oddio, piuttosto che sorgere affonda, essendo situata in una cantina sotterranea), che e’ entrata sin dalla prima visita nel nostro olimpo delle private. Ormai saprete che i nostri gusti sono piuttosto stravaganti in materia, e che ci commuoviamo di fronte ad un locale ricavato sotto l’abitazione, al quale si accede tramite un’angusta scaletta, segnalato all’esterno da una frasca munita di un tremolante lumino. L’ interno e’ decisamente spoglio, riscaldato da una scoppiettante stufetta, riscattato per un mese l’anno dall’ uso di cantina a quello di mescita. Dietro il bancone statuarie ci accolgono delle vecchie ed annerite botti di legno (grandi, non pensate alle mondane barriques), con il loro naturale corredo di damigiane di ogni foggia e dimensione, imbuti, fiaschi…
Il vino rosso (uvaggio bordolese) e’ piuttosto ruvido, il bianco (Tocai con un po’ di Malvasia) ci stupisce con un bel profumo, non abbiamo ancora assaggiato il rosato. Anche i prezzi, come tutto il resto, si sono fermati a parecchi anni fa: con un’ euro beviamo due bicchieri e uno spritz.
Per concludere quattro chiacchiere cordiali con i gestori; e per un attimo ci par di aver trovato quello che stiamo cercando.

Published in: on dicembre 31, 2010 at 12:58 pm  Lascia un commento  

Ancora vecchi giornali…

Anche all’interno della redazione capita di essere sbeffeggiati per l’importanza data a questi baluardi anti-grigiume, questi tristi pony “lanciati a bomba contro l’ingiustizia” (che sia stata un’azione dell’ A.L.F.?)

Pony scappa dal recinto e pascola in via Romana

Se ne andava a spasso tranquillo lungo via Romana suscitando la curiosità degli automobilisti e dei passanti. Brucava l’erba delle aiuole. Avrebbe potuto costituire un pericolo per la circolazione e per sé stesso ma, fortunatamente, non è successo nulla di grave. Il pony scappato dal proprio recinto ieri mattina attorno alle 7.30 ha percorso alcune centinaia di metri indisturbato prima di venire notato dall’autista di una corriera scolastica dell’Apt che ha immediatamente allertato la centrale operativa della Polizia. Chissà dove voleva andare, o cosa voleva fare, il pony curioso di proprietà di un contadino residente in via delle Vigne, una traversa di via Romana? Ieri mattina qualcosa di diverso deve essere scattato nella sua mente, non si spiega altrimenti il motivo per il quale ha preso la decisione di interrompere la routine quotidiana che regola i tempi all’interno del cortile in cui vive. Si è preso un momento di pausa e ha messo il muso fuori dal portone. Si è guardato a destra e a sinsitra poi ha attraversato la strada e si è diretto verso il centro passando davanti alla farmacia, alla chiesa e alla scuola. Proprio davanti all’elementare ”Toti” si è fermato a brucare l’erba nelle aiuole e qui è stato ripreso dagli agenti del commissariato di via Valentinis che, dopo una breve ricerca, lo hanno riportato al suo legittimo proprietario. Il caso ha suscitato stupore e curiosità soprattutto tra i bambini che a quell’ora stavano entrando in classe per le lezioni.

slovenski prevod

Published in: on novembre 15, 2010 at 12:52 pm  Comments (2)  

Dear dirty delightful old drunken old days

Son passati quasi due anni…

Dopo mezzo secolo di attività ininterrotta chiude una delle «private» storiche di Monfalcone. L’unica del centro situata in via Toti. A bloccare definitivamente la «spina» delle botti e a lasciare rimpianti a moltissimi clienti oramai «orfani», è stato Giuseppe Clarig, 84 anni, detto Pino, ma conosciuto da tutti con il soprannome di «Negus» perché, dicono gli amici, era abile negli affari, portava la barba e lavorava nei campi e spesso era sporco di terra. Le specialità nella sua produzione erano in particolare il malbeck e il verduzzo. Due tipi di vino apprezzati e richiestissimi dai clienti, anche quelli più esigenti. «Per forza – spiega la sorella Fernanda – perché tutto quello che faceva Pino era di qualità e metteva tutta la passione e la sua esperienza. Poi il locale è stato sempre tranquillo e in tanti anni di lavoro non ci sono mai stati problemi. Tutti quelli che frequentavano si comportavano come se fossero in una grande famiglia». Alcune giorni fa è stato festeggiato da parenti e amici e per l’occasione è arrivata dall’Australia anche la sorella minore Giuliana. Un grande brindisi per chiudere una attività che è andata avanti ininterrotamente per mezzo cinquanta anni rappresentando un punti di riferimento per molti monfalconesi, soprattutto anziani o privi di auto e quindi impossibilitati a raggiunger le numerose altre «private» che via via venivano aperte nei paesi del mandamento. Tutti hanno cercato di convincerlo a resistere e a tener duro ancora per qualche annetto. Ma è stato irremovibile. Nato a Monfalcone quando la città dei cantieri era ancora sotto l’Austria e secondo di otto figli, Pino, subito dopo la seconda Guerra mondiale, aveva lavorato per oltre trent’anni come gruista nel cantiere di Panzano. Ma aveva nel sangue il mestiere di contadino. La passione per la terra e i campi l’ha talmente coinvolto che, assieme a quelli ereditati dal padre, aveva cominciato a dedicarsi alla produzione del vino acquistando altri appezzamenti di terreno a Ronchi e lungo Stradella Verdi di Staranzano. Molti lo ricordano anche perché partendo col trattore dalla salita Mocenigo dove abitava, attraversava tutto il corso del Popolo perdendo per strada il verderame che serviva per le viti. «Ancora oggi – afferma l’amico Nereo Giacchetta che lo conosce da una vita – è rimasto nonostante gli anni nella sua semplicità e soprattutto taciturno e pieno di segreti e sofferenze. Da giovane ha sofferto molto la guerra e non amava parlare del passato». Infatti, quando è scoppiato il conflitto, a 17 anni è stato costretto a lasciare la famiglia, a rifugiarsi sui monti. Poi è stato preso e internato anche dai tedeschi. «Avevamo perso le speranze – conferma la sorella Fernanda – poi dopo un anno è tornato con la valigia di cartone. Me lo ricordo come se fosse adesso».

slovenski prevod

Published in: on novembre 15, 2010 at 12:46 pm  Comments (5)  

Privata dei Colautti – Monfalcone

In via Aulo Manlio
Altro caposaldo delle private monfalconesi, gode di una certa fama per la buona qualita’ del vino. In effetti abbiamo testato la non amplissima offerta (Malvasia, Verduzzo, uvaggio rosso) ed il livello nel mondo privatistico si colloca nella parte alta.
Il posto si raggiunge facilmente dalla rotonda della Marcelliana, purtroppo il paesaggio non e’ per niente arcadico, ma l’interno, con vecchie foto di vita contadina, cortei sindacali ed una ormai introvabile cartina delle private ci fanno sentire un po’ a casa.
Per inciso, lo scorso anno la Pro Loco ha stampato una nuova versione della mappa delle private, disponibile ai loro sportelli.

Published in: on febbraio 14, 2010 at 9:02 am  Comments (1)  

Nuovo agriturismo a Monfalcone

Una storica privata Monfalconese spicca il volo verso la categoria degli agriturismi (il primo in citta’). La recensiamo volentieri visto che la frasca continua a garrire lungo via Aulo Manlio, e poi l’approccio resta molto informale.
L’offerta di vini (Merlot, Tocai, Muller Thurgau) e’ discreta, molto amplia quella di stuzzichini e piatti veri e propri: si puo’ cominciare con una classicissima frittata con le martundele, proseguire con insaccati (buono il salame, peccato per il taglio a macchina) e poi si pasteggia con crodeghini, luganighe e primi piatti, che pero’ non abbiamo testato, dovendo risparmiare le forze per Jamiano (vedi sotto).
I prezzi restano competitivi, l’ambiente e’ ospitale e molto frequentato.
Promossi.

Vivande: ***
Vino: ***
Ambiente: ***
Servizio: ****

Published in: on gennaio 29, 2010 at 2:02 pm  Comments (3)  

Visintin “Billi Becher”- Monfalcone

In via Romana, aperto in luglio ed agosto

Dopo la sofferta chiusura del Negus, a questa privata passa l’onere e l’onore di rappresentare Monfalcone nel mondo privatistico: la sua definizione tuttavia non e’ chiara, in quanto questo locale occupa uno spazio liminale all’interno della tassonomia di cui abbiamo l’onore di occuparci: non e’ privata, perche’ serve anche cibi caldi (che il proprietario ritiene di poter servire, a differenza delle altre private della provincia, perche’ non riconosce altra legislazione che quella austroungarica); non e’ osmiza dato che: non e’ in provincia di Trieste; serve appunto piatti caldi e non solo affettato; e perche’ l’ambiente ricorda piu’ da vicino una privata, con tavolini di plastica eccetera.
E’ pretesto per lunghe ed accese discussioni tra gli appassionati. Chi l’ama sottolinea l’oasi di ruralita’ che rappresenta all’interno della grigia citta’ e la ruspantezza dell’ambiente. Altri ne biasimano la poca finezza (eufemismo), la trascuratezza, il generale senso di un non so che di discutibile.
A scortarti all’entrata ci sono galline, faraone, e un cavallino dall’espressione malinconica. Le capre non ci sono piu’ da qualche anno, ma la fragranza nell’aria e le mascelle appese sugli alberi indicano la presenza dei maiali. Si mangia sotto un portico abbellito da pitture murali oppure in un romantico gazebo costruito dalle virili mani del proprietario, Billi Becher, che puo’ essere visto mentre si aggira tra i tavoli con andatura alla John Wayne, o si reca nei campi per prendere ortaggi in diretta per la sua famosa insalatona.
Come detto, sono disponibili alcuni piatti caldi: fiori di zucca la cui fama arriva fino alle porte dell’oriente, e che vi servono solo se e’ presente una delle figlie di Billi, unica depositaria di una ricetta segreta tramandata per linea matrilineare, e frittata, che ha sempre degli ingredienti diversi, e in cui l’unica costante e’ che frittata non e’, ma uova strapazzate. Altrimenti c’e’ un insalatona frutto dell’orto antistante. Gli insaccati: il salame e’ stato pluripremiato a Romans, come attesta il diploma appeso sul bancone, ma anche gli altri non sono da meno. Il formaggio misto di capra e mucca sarebbe a detta di alcuni casalingo, certo e’ che sa di gomma.
Ah, il vino. Nota dolentissima. Il rosso si beve solo se abbinato ad abbondante aranciata o gassosa; in caso contrario non provateci a casa. Il bianco, denominato da alcuni affezionati avventori “Zibillo”, merita una descrizione accurata: alla vista si presenta di colore ambrato bruno, proprio come lo Zibibbo. All’olfatto e al gusto rivela pero’ la sua natura: lo Zibillo non perdona.
Billi Becher si ama o si odia, e la sua privata ha dato lo spunto per discussioni accese, per non dire virulente, tra i membri della nostra redazione: i voti che seguono vanno presi cum grano salis.

Vivande: ***
Vino: *
Ambiente: ****
Servizio: **

Published in: on settembre 28, 2009 at 9:52 am  Comments (3)