Stefani (Santa Barbara / Korošci)

Con questa osmiza andiamo a toccare l’ultimo comune italiano interessato al fenomeno delle osmize, Muggia; interessato a quanto pare solo marginalmente, con solo un pugno di osmize a rendere la vita sopportabile. Tant’è. Il posto non è facilissimo da trovare perché le frasche sulla strada sono piuttosto fuorvianti: bisogna andare nella parte alta del paese, vicino al punto in cui parte il sentiero per il castelliere di Elleri. Il cortile è di porfido, accanto a un bel giardino in cui troneggiano rose e ulivi, e attraverso cui si possono scorgere scorci di panorama sulle colline vicine. Due ombrelloni rossi con pubblicità della Sanson e relative sedie rovinano qualsiasi pretesa di ambientazione. Gli altri tavoli sono di legno o plastica, e sono tutti fuori. L’interno ha posto solo per il bancone, e la tabella non è in vista. L’offerta è basica, e quello che ne abbiamo assaggiato era tutto sommato passabile (non male il pane), ma non davvero convincente: un prosciutto arrosto troppo cotto, che finisce per sembrare prosciutto cotto, e neanche troppo saporito, un formaggio con venature di muffa, e un salame alla fine discreto, anche se con un brutto colore, che però non riesce a redimere il resto. Siamo stati costretti ad assaggiare un bicchiere di vino bianco, a cui la nostra (mia) totale incompetenza non dovrebbe azzardarsi ad assegnare un voto, ma visto che ci siamo buttiamo lì una sufficienza. Il servizio, su plastica, è abbastanza rapido e i prezzi, arrotondati agli .00 e ai .50 (un bicchiere di vino viene però 0.60), sono leggermente più bassi della media; le porzioni, d’altro canto, sembravano pensate un po’ al ribasso. Un’osmiza vagamente pioneristica, che potrebbe aprire la strada a sviluppi interessanti per l’area, ma da cui, di per sè, si può anche prescindere.

Vivande: **
Vino: ***
Ambiente: ***
Servizio: ***

Published in: on luglio 28, 2010 at 7:01 pm  Comments (2)