Gabrovec – Prepotto / Praprot

Un’ altra nuova entrata nel mondo delle frasche, stavolta in quel di Prepotto. Se non ve lo dicessimo certo non ve ne accorgereste: l’ambiente e’ curato e gia’ frequentato dalle masse, l’offerta e’ ampia come, se non piu’, di molti veterani.
Situata tra i vicoli del borgo, con un cortile raccolto ed ingraziosito da sprazzi di vecchia architettura carsolina e dall’ ombra di un noce, l’ osmiza vanta un’offerta difficile da testare completamente. Noi abbiamo preso crudo, salamino/salsiccia, la pancetta arrosta coi semi di finocchio che furoreggia in sempre piu’ osmize del circondario, ed infine delle verdure sottolio. Tutti promossi alla fine con la gia’ citata pancetta a scaldare gli animi, e le verdure (zucchine, olive, pomodori secchi) che molto spesso sono indice fedele della qualita’ generale (diffidare di chi vi rifila i Sacla’…). A voi la prova di prosciutto arrosto, pancetta, ombolo, ossocollo e di quattro tipi di dolci.
Il vino e’ diviso in bianco/rosso, preferiamo nettamente il secondo (che si fa pagare qualcosa in piu’), ma anche il bianco tiene botta.
Servizio rapido e prezzi nella media.

Aggiornamento: buono anche il formaggio, servito con olio e semi di finocchio à la Fabec; pancetta cruda discreta ma con qualcosa di vagamente obliquo. Dei dolci molto bene sia lo strudel con ricotta che le palačinke. Rimane qualche rimpianto per non avere assaggiato una parte maggiore dell’offerta, che comprende tra l’altro rarità come lo strudel salato, lo strudel con susine e un’inedito aperitivo alla melissa. Al prossimo anno.

Aggiornamento 2012: l’aperitivo alla melissa e’ molto piacevole e gli strudel salati, che arrivano in due varieta’, sono un tributo alla creativita’ umana per la sorprendente complessita’ dell’esperienza visiva e gustativa. Quasi pronti per la quarta stella al servizio e la quinta alle vivande, azzarderei, ma teniamoli ancora un po’ sulle spine.

Vino: ***
Vivande: ****
Ambiente: ****
Servizio: ***

Published in: on giugno 27, 2010 at 8:35 am  Comments (3)  

Rebula (Prepotto / Praprot)

Già ad un primo sguardo questa osmiza si colloca inequivocabilmente nella categoria “ruspanti”: cortile di cemento, muri sbrecciati, tavolini scheggiati ma atmosfera accogliente, con la ciliegina delle galline che ruspano, appunto, nel loro recinto proprio accanto ai tavoli. Se poi si considera che il locale si trova a Prepotto, patria di alcune delle osmize più posh del Carso, questo posticino modesto pare inevitabilmente assumere l’aria del parente povero; il che, però, non è necessariamente una brutta cosa: la semplicità può essere apprezzata non solo dai duri e puri, ma anche da coloro che danno il dovuto apprezzamento all’eleganza, senza fare un feticcio della “vocazione proletaria”. Si trova a due passi dalle colleghe più blasonate, quasi nascosta sul retro di una casa, e non vanta ampi panorami, ma all’ingresso il visitatore è accolto da una sontuosa cascata di fogliame scuro, appartenente ad alcuni nodosi arbusti di cui non conosco il nome, e ortensie e rose rigogliono nelle aiuole che bordeggiano il cortile, dotato di pergola. Tutta questa grazia senza pretese, però, è parzialmente macchiata una gestione che mostra segni di incuria: l’interno è minuscolo e decisamente bruttino, e sotto una specie di tettuccio trovano posto solo un paio di tavoli, quindi ci si è dovuti inventare una tettoia di plastica trasparente che urta gli occhi e l’anima nella sua bruttezza luccicante, che non si ferma a chiedere scusa. Le vivande non hanno forse ricevuto la dovuta attenzione dalla redazione (il vino non lo abbiamo assaggiato), ma sembra [NB – sembrava; vedi sotto] abbastanza chiaro che l’offerta si attesta sulla sufficienza e non oltre: il prosciutto crudo e l’ombolo hanno un che di scontroso, il formaggio non suscita particolare cupidigia, il pane manca di personalità, mentre va meglio il raro ossocollo arrosto, servito a fette spesse con il cren nello stile del prosciutto arrosto, e che trova così la sua vocazione, con buoni risultati. Una nota di merito va al servizio, anche se i vassoi sono di plastica: i tempi sono molto rapidi e i prezzi più bassi della media. Se tra fine maggio e metà giugno vi trovate a passare di lì, non aspettatevi lusso e giornalisti stranieri in estasi come nelle due osmize vicine, ma potrete immergervi in un’atmosfera molto “vecchio Carso”.

Aggiornamento 2015: a cinque anni di distanza l’interno dell’osmiza si e’ fatto decisamente piu’ ampio e accogliente, e anche la tettoia di plastica trasparente colpisce meno negativamente. L’ambiente continua ad essere ruspante, ma in un modo che soddisfa anche i piu’ borghesotti fra noi, quindi aggiungiamo una quarta stellina. Abbiamo provato il vino rosso, che risulta piacevole ma un po’ troppo acidulo. L’offerta di dolci e’ molto ampia, e comprende anche rarita’ in Carso, come la gibanica (buona, cosi’ come lo strudel). Ampia anche la scelta di cordiali, alcolici e non: quello che abbiamo provato ci e’ piaciuto, ma per rivedere la valutazione delle vivande dovremmo riprovare gli affettati. Il servizio continua a essere piu’ che soddisfacente.

Aggiornamento 2016: rispetto alla prima recensione questa osmiza e’ diventata decisamente piacevole, aggiungendo una spiccata cura per i particolari senza perdere le sue caratteristiche che la distinguono dalle altre osmize del paese (anche le galline sono ancora li’). Le tracce di incuria nell’ambiente sono sparite, i vassoi sono ora di legno e decorati con amenita’ quali pomodorini e rametti di finocchio selvatico, l’offerta si e’ ampliata (in una vaschetta piccola di sottaceti ho trovato non meno di sette varieta’ di verdure – alcune, a dire il vero, troppo acide) e la qualita’ generale dei prodotti da’ adito a meno riserve (anche se un pasto completo non l’abbiamo ancora mai fatto). Senz’altro da provare – peccato per il periodo di apertura ridotto.

Vivande: ***
Vino: ***
Ambiente: ****
Servizio: ****

Published in: on giugno 13, 2010 at 6:52 pm  Lascia un commento  

Zidarich (Prepotto / Praprot)

Forse qualcuno si ricorderà della gag di Mai dire…, “Sciccherie”: “soverchio lusso, soverchia eleganza; dove il lusso incontra il gusto popolare e gli sputa in faccia”. Ebbene, se i clienti di Sciccherie decidessero di frequentare le osmize, questo è il posto che sceglierebbero. Nota da tempo per essere un’osmiza della fascia più alta, oltre che un’azienda vinicola di primo piano (almeno nel Carso), in quest’ultima apertura (sempre a marzo, spesso a luglio, con occasionali puntate autunnali) i proprietari hanno deciso di fare il salto definitivo e trasformare il locale in un ritrovo elegante di cui inevitabilmente alcuni puritani diranno che “ceci n’est pas une osmize”. Se prima i clienti erano ricevuti in una parte della casa, come di norma, adesso è stata approntata una nuova ala dell’edificio, divisa tra uno spazio interno con pareti a vetro e un ampio terrazzo da dove i clienti possono rimirare lo splendore dei possedimenti Zidarich, grandi vigneti che da Prepotto digradano solennemente verso Aurisina.

C’è anche un cortile su un lato, dove abbiamo notato che tendono a raccogliersi i clienti meno eleganti. All’interno domina il beau monde, con tanto di giornaliste francesi e tedesche che chiedono di visitare la cantina, e se verrete vestiti in modo adeguato sarete trattati meglio. A parte le vetrate, l’interno è caratterizzato da (voce di Paolo Villaggio): caminetto e bancone in pietra carsica, con libri sui vini del Carso, uno stemma del Lions club, nonchè una meravigliosa scultura con una pietra a forma di prosciutto; attestati, calici, bottiglie di lusso, quadri originali in prestito dal Louvre, tavoli e sedie che respirano eleganza. Insomma, per farsi piacere questo posto bisogna entrare un po’ nello spirito giusto, e non arroccarsi su definizioni preconcette di cosa dovrebbe essere un’osmiza.

Il vino comprende terrano, malvasia, vitovska e altri, il tutto a prezzi un po’ inconsueti, ma di questo parleranno meglio altri. Parlando invece di vivande, l’offerta è adeguata all’ambiente: prosciutto crudo carsolino, snello, elegante, altero; salame e prosciutto arrosto con cren, che forse non ispirano altrettanta soggezione ma rimangono ottimi; una pancetta lussureggiante, cosparsa di pepe, che traccia nella bocca lascivi movimenti serpentini, Salomé suina; si consiglia poi di farsi portare un tagliere di formaggi misti, che comprenderà (indicativamente) caciotta con noci e cumino, un paio di tipi di latteria, di cui uno cosparso di olio e pepe, e il famoso formaggio di grotta Jamar (quest’ultimo grazie a un altro Zidarich, Dario), servito con miele: tutti magnifici. Il servizio non è rapidissimo ma adeguatamente elegante, il che vi disporrà meglio nei confronti del capitolo prezzi. Brutalmente, abbassiamo il voto al servizio e diciamo chiaramente che qui sono di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altra osmiza, con impennate perfino stravaganti nel prosciutto e in certi vini. Eppure, eppure, anche questo può essere perdonato in questo angolo di Parigi.

Aggiornamento: alla fine di questa apertura di luglio [2010] ci sentiamo di dover colmare la lacuna relativa al vino: ebbene, i vari riconoscimenti ufficiali sfoggiati nel locale dovrebbero essere indicazione sufficiente a stabilire che comunque i vari Malvasia, Refosco, Terrano e Vitovska di Zidarich vanno presi in considerazione. Volendo tentare una sintesi tra i giudizi dei collaboratori più o meno saltuari di Frascheprivateosmize, si conclude con quattro solide stelle, che tengono conto di alcuni difetti percepiti ma allo stesso tempo paga tributo all’indubbio valore della produzione vinicola del posto, specialmente nel contesto delle altre osmize. A parte questo, segnaliamo che i sottaceti sono sorprendentemente “duri” per questo ambiente levigato, per palati pronti ai gusti forti, e che i dolci fanno parte della produzione che varia di giorno in giorno, così come a volte si trovano bruschette al pomodoro, formaggi spalmabili e altro; segnaliamo comunque una buona torta con ricotta e mele.

Vivande: *****
Vino: ****
Ambiente: *****
Servizio: ***

Published in: on marzo 24, 2010 at 11:38 am  Comments (1)  

Škerk (Prepotto / Praprot)

Lussureggiante osmiza che abbiamo scoperto di recente, ma che è già un classico delle gite settembrine (è aperta solitamente anche ad aprile); situata in quel di Prepotto, a due passi dall’altrettanto gloriosa Zidarich, vi si accede attraversando uno dei tradizionali portoni di legno a campata ad arco, che guardando fuori dall’interno offre allo sguardo un piccolo scorcio di Carso fino al mare. C’è un bel cortile in pietra con panchine, e uno spazio interno molto curato ed elegante. L’offerta è amplissima e il clima tende a quella sorta di radical-chic carsolino che piace molto a una parte della nostra redazione; tra i clienti prevalgono i triestini in libera uscita, che nei fine settimana raggiungono numeri allarmanti. Se e quando riuscite a entrare, potete optare per delle tartine pepate al lardo e un bicchiere del loro celebrato vino bianco, oppure, se avete tempo e siete arrivati in un momento non troppo brulicante, per un vassoio completo (vassoio che, con un filo di ostentazione compiaciuta, reca il marchio Škerk): i formaggi sono eccellenti, specialmente quello più stagionato, che esalta le papille con un sapore principescamente deciso ed elegante; gli affettati viaggiano su alti livelli, con una pancetta arrosta benedetta con nettare e olio particolarmente raccomandabile, nonchè dei notevoli prosciutti; il salame è un po’ anonimo, molto fresco, che spesso non è un vantaggio; il pane è saporito e sorridente. Per chi non ne avesse avuto abbastanza è raccomandabilissima la ricotta con miele e noci, tra le migliori che sia dato di trovare; oppure ci sono anche torte di ricotta e crostate, che purtroppo non siamo riusciti a testare in mezzo a tanta copia. Il vino, che attende un commento pù dettagliato del nostro enologo, pare sia tra i migliori che si possano trovare nelle osmize. Il servizio è piuttosto rapido, salvo nei periodi di invasione, ed efficiente, e i prezzi, nettamente più alti della media, rispecchiano questa generale alta qualità; ma spero di aver chiarito che ne vale la pena.
Aggiornamento 2012: l’osmiza piu’ posh del Carso (ex aequo con i vicini) continua a gloriarsi della propria eccellenza ma non si adagia sugli allori, e continua ad affiancare novita’ ai prodotti piu’ consolidati. Potete trovare tartine con uno strato di carne di maiale tritata e sovrastata da rose e viole (pomodori e olive, per essere piu’ prosaici), cotechino nel pane, paninetti con erbe aromatiche e formaggio fuso, crostate di ricotta e noci, nonche’ marmellate, sacchetti di fiori di sambuco e mille altre sontuosita’ per asporto, che possono incidere in modo non indifferente sul portafogli. Tutto ottimo comunque, compreso il vino che continua ad avere una grande fama tra gli estimatori. Da notare anche la notevolissima raccolta di fotografie in bianco e nero all’interno, che presenta il lato piu’ esclusivo della cultura delle osmize (va menzionata almeno la foto del collega Ferluga con un cesto di grappoli d’uva, con una posa degna di un salvatore della patria). Selezionate con intelligenza il quando e il cosa prendere, e beatevi.

Vivande: *****
Vino: ****
Ambiente: ****
Servizio: ****

Published in: on dicembre 5, 2009 at 12:00 pm  Comments (4)