Dear dirty delightful old drunken old days

Son passati quasi due anni…

Dopo mezzo secolo di attività ininterrotta chiude una delle «private» storiche di Monfalcone. L’unica del centro situata in via Toti. A bloccare definitivamente la «spina» delle botti e a lasciare rimpianti a moltissimi clienti oramai «orfani», è stato Giuseppe Clarig, 84 anni, detto Pino, ma conosciuto da tutti con il soprannome di «Negus» perché, dicono gli amici, era abile negli affari, portava la barba e lavorava nei campi e spesso era sporco di terra. Le specialità nella sua produzione erano in particolare il malbeck e il verduzzo. Due tipi di vino apprezzati e richiestissimi dai clienti, anche quelli più esigenti. «Per forza – spiega la sorella Fernanda – perché tutto quello che faceva Pino era di qualità e metteva tutta la passione e la sua esperienza. Poi il locale è stato sempre tranquillo e in tanti anni di lavoro non ci sono mai stati problemi. Tutti quelli che frequentavano si comportavano come se fossero in una grande famiglia». Alcune giorni fa è stato festeggiato da parenti e amici e per l’occasione è arrivata dall’Australia anche la sorella minore Giuliana. Un grande brindisi per chiudere una attività che è andata avanti ininterrotamente per mezzo cinquanta anni rappresentando un punti di riferimento per molti monfalconesi, soprattutto anziani o privi di auto e quindi impossibilitati a raggiunger le numerose altre «private» che via via venivano aperte nei paesi del mandamento. Tutti hanno cercato di convincerlo a resistere e a tener duro ancora per qualche annetto. Ma è stato irremovibile. Nato a Monfalcone quando la città dei cantieri era ancora sotto l’Austria e secondo di otto figli, Pino, subito dopo la seconda Guerra mondiale, aveva lavorato per oltre trent’anni come gruista nel cantiere di Panzano. Ma aveva nel sangue il mestiere di contadino. La passione per la terra e i campi l’ha talmente coinvolto che, assieme a quelli ereditati dal padre, aveva cominciato a dedicarsi alla produzione del vino acquistando altri appezzamenti di terreno a Ronchi e lungo Stradella Verdi di Staranzano. Molti lo ricordano anche perché partendo col trattore dalla salita Mocenigo dove abitava, attraversava tutto il corso del Popolo perdendo per strada il verderame che serviva per le viti. «Ancora oggi – afferma l’amico Nereo Giacchetta che lo conosce da una vita – è rimasto nonostante gli anni nella sua semplicità e soprattutto taciturno e pieno di segreti e sofferenze. Da giovane ha sofferto molto la guerra e non amava parlare del passato». Infatti, quando è scoppiato il conflitto, a 17 anni è stato costretto a lasciare la famiglia, a rifugiarsi sui monti. Poi è stato preso e internato anche dai tedeschi. «Avevamo perso le speranze – conferma la sorella Fernanda – poi dopo un anno è tornato con la valigia di cartone. Me lo ricordo come se fosse adesso».

slovenski prevod

Published in: on novembre 15, 2010 at 12:46 pm  Comments (5)  

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5 commentiLascia un commento

  1. In Frascheprivateosmize abbiamo degli standard accademici altissimi: ne approfitto per fare un po’ di nit-picking, o come vogliamo chiamarlo:
    – Secondo me la privata del Negus era in Via Randaccio;
    – Se sono passati quasi due anni dalla chiusura e lui di anni ne aveva 84, significa che era nato intorno al 1924; se allo scoppio del conflitto (Seconda Guerra Mondiale) ne aveva 17, era nato nel ’21 o ’22: in ogni caso, Monfalcone era stata italiana fin dal 1918 quindi qualcosa non quadra nell’affermazione che era nato sotto l’Austria;
    – “Stradella Verde”, non “Verdi”.

    • l’articolo e’ del piccolo, che pretendi?

  2. A parte ‘gli errori’ che comunque danno un tono leggendario alla storia lasciando in sospeso molti quesiti irrisolti, complimenti, davvero un bell’articolo.

  3. Traduzione di:
    Dear dirty delightful old drunken old days

    Sta minili skoraj dve leti …

    Po skoraj pol stoletja preneha svojo nepretrgano delovanje ena od zgodovinskih tržiških osmic. Edina v središču na ulici Toti (po prejšnji opazki naj bi bila ulica Randaccio). Pipe na sodih je nepreklicno zaprl in tako pustil sirote mnoge žalujoče odjemalce 84 letni Giuseppe Clarig, takozvani Pino a pri vseh znan kot “Negus”, ker, kot pravijo prijatelji, je bil spreten trgovec in nosil brado, poleg tega je delal na polju in bil vedno od zemlje. Posebnost njegove proizvodnje sta bila predvsem malbeck in verduc. Oba zelo cenjena in povprašana vina od odjemalcev pa tudi od poznovalcev. “Seveda”, pravi njegova sestra Ferdinanda, “saj vse kar je naredil Pino, je bilo kakovostno, ker je delal z navdušenjem in izkustvom. Na osmici je bilo vedno mirno in v vseh teh letih ni bilo nikakršnih problemov. Vsi, ki so zahajali sem so se obnašali kot bi bili del ene velike družine”. Pred nekoliko dnevi so praznovali z njim sorodniki in prijatelji ter za priliko je prišla tudi mlajša sestra Giuliana iz Australije. Na veliko so nazdravili za likof ene take neprekinjene dejavnosti, ki je za pol pedesetletja predstavljala pomembno točko za mnoge tržičane, predvsem stare ali one brez vozila, ki so tako onesposobljene zahajati na številne druge osmice, ki eno za drugo odpirajo po vaseh v pokrajini. Vsi so ga skušali prepričati naj vztraja še za kakšno leto. A ostal je trdno na svojem. Rojen kot drugi otrok od osmih v Tržiču, ko je to mesto veledelavnic bilo še pod Avstrijo, je Pino šel takoj po drugi Svetovni vojni delat kot upravljalec dvigal v veledelavnico v Pancanu. Ampak po duši je bil kmet. Navdušeno prevzet od zemlje in poljedelstva je skupaj s tem kar je podedoval od očeta začel proizvajati vino in kupil še dodatne zemlje v Ronkah in vzdolž Stradella Verdi (po prejšnji opazki naj bi bila Verde) v Staranzanu. Mnogi se ga spomnijo tudi ko je šel s traktorjem od klanza Mončenigo, kjer je stanoval, prečkal celo promenado Popolo in izgubljal po cesti bordojsko brozgo, s katero je škropil trte. “Še sedaj”, trdi prijatelj Nereo Giacchetta, ki ga pozna od vedno, “je ostal, kljub letom, preprost, predvsem redkih besed in poln skrivosti ter trpiža. Mlad je zelo trpel vojne in ni rad govoril o preteklosti. “Saj je imel le 17 let in je moral zapustiti družino in se zateči v hribe. Kasneje so ga ujeli in bil zaprt še od nemcev. “Izgubili smo upanje”, potrdi sestra Fernanda, “nato po enem letu se je z lepenim kovčkom vrnil domov. Spomnim se kot bi bilo sedaj”.

  4. […] Un precedente post sulla privata del Negus. […]


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