Visintin “Billi Becher”- Monfalcone

In via Romana, aperto in luglio ed agosto

Dopo la sofferta chiusura del Negus, a questa privata passa l’onere e l’onore di rappresentare Monfalcone nel mondo privatistico: la sua definizione tuttavia non e’ chiara, in quanto questo locale occupa uno spazio liminale all’interno della tassonomia di cui abbiamo l’onore di occuparci: non e’ privata, perche’ serve anche cibi caldi (che il proprietario ritiene di poter servire, a differenza delle altre private della provincia, perche’ non riconosce altra legislazione che quella austroungarica); non e’ osmiza dato che: non e’ in provincia di Trieste; serve appunto piatti caldi e non solo affettato; e perche’ l’ambiente ricorda piu’ da vicino una privata, con tavolini di plastica eccetera.
E’ pretesto per lunghe ed accese discussioni tra gli appassionati. Chi l’ama sottolinea l’oasi di ruralita’ che rappresenta all’interno della grigia citta’ e la ruspantezza dell’ambiente. Altri ne biasimano la poca finezza (eufemismo), la trascuratezza, il generale senso di un non so che di discutibile.
A scortarti all’entrata ci sono galline, faraone, e un cavallino dall’espressione malinconica. Le capre non ci sono piu’ da qualche anno, ma la fragranza nell’aria e le mascelle appese sugli alberi indicano la presenza dei maiali. Si mangia sotto un portico abbellito da pitture murali oppure in un romantico gazebo costruito dalle virili mani del proprietario, Billi Becher, che puo’ essere visto mentre si aggira tra i tavoli con andatura alla John Wayne, o si reca nei campi per prendere ortaggi in diretta per la sua famosa insalatona.
Come detto, sono disponibili alcuni piatti caldi: fiori di zucca la cui fama arriva fino alle porte dell’oriente, e che vi servono solo se e’ presente una delle figlie di Billi, unica depositaria di una ricetta segreta tramandata per linea matrilineare, e frittata, che ha sempre degli ingredienti diversi, e in cui l’unica costante e’ che frittata non e’, ma uova strapazzate. Altrimenti c’e’ un insalatona frutto dell’orto antistante. Gli insaccati: il salame e’ stato pluripremiato a Romans, come attesta il diploma appeso sul bancone, ma anche gli altri non sono da meno. Il formaggio misto di capra e mucca sarebbe a detta di alcuni casalingo, certo e’ che sa di gomma.
Ah, il vino. Nota dolentissima. Il rosso si beve solo se abbinato ad abbondante aranciata o gassosa; in caso contrario non provateci a casa. Il bianco, denominato da alcuni affezionati avventori “Zibillo”, merita una descrizione accurata: alla vista si presenta di colore ambrato bruno, proprio come lo Zibibbo. All’olfatto e al gusto rivela pero’ la sua natura: lo Zibillo non perdona.
Billi Becher si ama o si odia, e la sua privata ha dato lo spunto per discussioni accese, per non dire virulente, tra i membri della nostra redazione: i voti che seguono vanno presi cum grano salis.

Vivande: ***
Vino: *
Ambiente: ****
Servizio: **

Published in: on settembre 28, 2009 at 9:52 am  Comments (3)  

Pernarčič Paolo / Nataša (Medeazza / Medjavas)

Questa recensione si riferisce a due osmize che sono classificate come separate, ma che mostrano un singolare caso di “gemellaggio”, tanto che troviamo molto difficile valutarne le differenze. Le osmize, intese come periodi di apertura, nel corso degli ultimi anni si sono tenute alternativamente in due edifici vicini, all’inizio del paese, a destra della strada. Dopo una chiusura dell’edificio più in basso per lavori, caratterizzato da un’altalena, adesso entrambe le osmize si tengono lì, in vari periodi dell’anno.
L’osmiza mostra una nuova veste, immacolatamente nuovista ma che forse non riesce a raggiungere quel sottile equilibrio tra rustico ed elegante che e’ lo stigma dell’osmiza di qualita’. Il cortile e’ ghiaioso, che non ci piace, ma e’ aggraziatamente ombreggiato da alcuni alberi, tra cui un paio di peri che forniscono anche la materia prima per il ripieno dell’ottimo strudel.
L’offerta e’ di alta qualita’, anche se capita un po’ troppo spesso di sentirsi dire “quello l’abbiamo finito”: spiccano i formaggi, con la famosa caciotta medeazzese fresca e delicata che fa da contraltare ai piu’ stagionati, sempre saporiti e di forte carattere. Il prosciutto crudo ha un grande impatto iniziale, quel sapore dolce eppure austero che caratterizza i prosciutti del Carso: questo e’ molto magro, forse perfino un po’ troppo, e al tatto diventa un tantino nodoso, ma il carattere non manca. Nota d’onore anche per il lardo, che inebria e stordisce. Il resto della produzione e’ su un livello medio-alto, il vino e’ nella media delle osmize medeazzesi.
Sul rapporto tra le due osmize si discute ancora: l’opinione prevalente e’ che probabilmente usano lo stesso materiale per le vivande, ma c’e’ chi sostiene che il vino sia di provenienza diversa (ma l’opinione del nostro esperto enologo e’ che la differenza possa essere dovuta al fatto che lo stesso vino sia mesciuto in periodi diversi).
I prezzi sono nella media, ma siamo un po’infastiditi dal servizio lento e talora non troppo cortese, che comunque non va a influire sulla valutazione generale dell’osmiza, che rimane abbastanza buona.

Aggiornamento: come abbiamo segnalato, questa osmiza ha ottenuto la qualifica di agriturismo: cambiano gli orari di apertura (i primi dieci giorni di ogni mese più qualche altra puntata ad libitum), e si amplia l’offerta, che include ora qualche piatto caldo: crespelle con pancetta e zucchine, formaggio alla piastra con polenta, goulasch e minestra d’orzo, nonché palačinke e ricotta con salsa di frutti di bosco; le crespelle, il formaggio e i dolci ci hanno soddisfatto, e confermano la valutazione positiva alle vivande, mentre il goulasch è parso troppo acquoso e insipido. Gli affettati sono sempre buoni; si segnala in particolare una lonza molto ispirata. Il vino in questa apertura pare che abbia fatto un passo indietro, con un Terrano troppo acido. I tempi di attesa sono sempre quelli che sono, ma se non avete fretta vale la pena di farci una visita.

Vivande: ****
Vino: ***
Ambiente: ***
Servizio: **

Published in: on settembre 28, 2009 at 9:10 am  Lascia un commento