Il proliferare di frasche nel centro di Opicina non poteva più essere ignorato, quindi sono passato a vedere di che si tratta, anche se il mistero sul nome e sulle date di apertura rimane (aggiornamento: non piu’). In ogni caso, non è un bel vedere. Fate la tara del fatto che chi scrive è considerato il più “finotto”, “fighetto” e simili della redazione, ma io dal canto mio mi reputo sensibile al fatto che le osmize sono una forma di arte povera. Però. Però c’è povertà e povertà, dignitosa o meno, che cerca di ricavare il meglio dalla limitatezza dei mezzi o che non ci prova nemmeno, e troverei ipocrita che si esaltasse terzomondisticamente una forma di povertà che pare sconfinare nell’ostentazione. Insomma, in un angolo di strada si trova uno spazietto minuscolo ricavato da un cortile, con una piccola pergola e qualche sedia traballante; l’angolino potrebbe essere passabile con un po’ di cura, ma questa appunto manca. L’interno è decisamente angoscioso. L’offerta è all’osso, ma come può accadere anche negli ambienti meno invitanti la qualità è discreta, o almeno lo sono il salame, seppure un po’ fresco, e un misterioso pecorino. Il pane si presenta nella forma delle pagnotte del supermercato. Il servizio è piuttosto lento e i vassoi non hanno l’aria di essere troppo puliti. I prezzi sono contenuti. Non mi sento di dare valutazioni sul vino. Insomma, nonostante le vivande siano migliori che altrove, i nostri lettori sono avvertiti che, ecco, insomma.
Vivande: ***
Vino: s.v.
Ambiente: **
Servizio: **
