Coretti (Longera / Lonjer)

Nuova osmiza che ha aperto i battenti per la prima volta la scorsa primavera (2010), e che adesso ha riaperto brevemente per Halloween/San Martino. L’edificio è o era di proprietà di un’associazione sportiva, di cui rimangono le coppe, e il cortile dà su un interessante panorama della valle del fiumiciattolo di cui mi dimentico sempre il nome. Piccola pergola di ordinanza all’esterno, ma la maggior parte dei tavoli si concentra in un interno abbastanza ben curato ma con luce bianca stridente sul bianco dei muri. L’offerta è abbastanza ampia e a novembre conta anche le castagne; abbiamo assaggiato un formaggio e un prosciutto accettabili, ma troppo freschi, un salame tagliato a macchina che non ci ha convinto troppo, buone olive di produzione propria e pomodori sott’olio, discreti. Il vino rosso e’ asprigno ma bevibile, il bianco soffre purtroppo di evidenti problemi di riduzione. Non abbiamo testato la Vitovska in bottiglia.
Il servizio è abbastanza rapido, e le ordinazioni vengono prese anche ai tavoli. I vassoietti sono di plastica nera. I prezzi sono più alti della media. Migliorabile.

Vivande: ***
Vino: **
Ambiente: ***
Servizio: ***

Published in: on novembre 7, 2010 at 11:33 am  Commenti (6)  

Glavina (Longera / Lonjer)

Dispiace, e non meno per i rimorsi morali che per la consapevolezza di un’occasione perduta, usare toni così tiepidi per la descrizione di questa osmiza, ma purtroppo i difetti nei vari settori rendono d’obbligo una certa severità. Il problema generale di Longera è che si trova sotto una delle zone più martoriate del Carso, con un intrecciarsi dantesco di stradoni e, erto e trionfale su una collina lì di fronte, il complesso di edifici chiamato localmente “Sing Sing”, un incubo orwelliano ai limiti del descrivibile. Questa osmiza è dotata di un cortile e di un giardino panoramico, che si apre a destra sulla valletta boscosa del rio sottostante, ma qualsiasi pretesa panoramica è rovinata dalla presenza dei suddetti orrori davanti e a sinistra. E’ un peccato, perchè la cura è evidente nelle varie composizioni rococò, vegetali e floreali, che ornano non solo il giardino, ma anche la sala interna dell’osmiza, colma di piante in vaso che però riescono a redimere solo parzialmente un ambiente interno poco convincente e piuttosto cupo. Passando alle ordinazioni, il servizio può essere fastidiosamente impreciso, ed è redento solo in parte dalla qualità delle vivande, che è discreta ma non trascendentale: il prosciutto è molto saporito, ma ricco di nodi di grasso immangiabili; l’ossocollo si fa valere, mentre il formaggio è un po’ insipido. Curioso il pane leggermente tostato, che non abbiamo mai trovato altrove, ma è una buona idea. Il resto dell’offerta, abbastanza classica, non lo abbiamo provato (ancora). Non abbiamo testato il vino, ma alcuni bicchieri non davano l’idea di essere eccessivamente puliti. I prezzi sono leggermente eccentrici in alcune istanze ma complessivamente si attestano sulla media. Con alcuni interventi architettonici radicali e un profondo ripensamento della viabilità intorno a Trieste questo posto varrebbe una visita anche solo per il panorama, ma per adesso rimane abbastanza interlocutorio.

Vivande: ***
Vino: s.v.
Ambiente: ***
Servizio: **

Published in: on aprile 13, 2010 at 11:50 am  Lascia un commento  
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