Aperta quest’anno tra metà giugno e i primi di luglio, è un’osmiza con un notevole giro di affari, come spesso accade a Sgonico (il mio sospetto è che questo sia dovuto al fatto che Sgonico è l’unico paese del Carso che il triestino medio conosce, ma razzismo a parte). La frasca è un po’ fuorviante: l’osmiza si trova poco al di sopra della strada che attraversa il paese, più o meno in corrispondenza del campanile, e si presenta molto bene, con un ampio giardino ombreggiato, vigne a due passi dai tavoli e un buon numero di tavoli riparati sotto una tettoia. L’interno è abbastanza ben curato, ma rimbomba un po’ troppo per i miei gusti. L’offerta è classica, senza fronzoli, e purtroppo ne abbiamo testato solo una parte, e senza vino (però la presenza di riconoscimenti a livello locale incorniciati, tutte prime e seconde posizioni intorno all’anno 2000, dovrebbe promettere bene). La pancetta è valida, con un retrogusto di nocciola, il prosciutto arrosto poco interessante, i sottaceti, soprattutto le olive, fanno venire dei sospetti sulla provenienza, però il pane è buono e questo fa pendere il piatto della bilancia verso il positivo. I prezzi sono nella media, in un paio di casi più bassi, ma il servizio ha degli evidenti problemi a gestire il flusso di clienti di un normale week-end. Chiusura quest’anno [2011] il 3 luglio, almeno secondo il calendario ufficiale del comune di Sgonico – che ci ha già deluso due volte: pare che le osmize siano veramente refrattarie alla burocrazia e alle regole. Approviamo, ça va sans dire.
Vivande: ***
Vino: s.v.
Ambiente: ****
Servizio: **



