Una di quelle osmize rudi dell’altopiano, che disprezzano i fronzoli e guardano storto damerini e femminucce. Si trova nella parte alta di Ternova, dà su una stretta stradicciola, e apre generalmente due volte all’anno, intorno ad aprile e intorno a giugno, un paio di settimane alla volta. Una volta entrati con passo virile nel cortile, ombreggiato da quello che credo sia un noce, vedrete il bancone, situato all’aperto sotto una pensilina. Ci sono anche alcuni tavoli al coperto, in una specie di garage piuttosto angosciante, ma l’esterno è più gradevole. L’offerta è di ampiezza media e impostazione classica; alcuni dei nostri dati sono vecchiotti, altri più recenti poco dettagliati, ma ci sentiamo di dare un giudizio complessivo abbastanza positivo sulle vivande, servite naturalmente su plastica; la pancetta, in particolare, si fa valere, anche se è un po’ troppo grassa, mentre l’ombolo svolge il compitino senza particolari sforzi. Il servizio è abbastanza rapido e i prezzi contenuti. Il vino, d’altro canto, non ha fatto una buona impressione sui nostri enologi, che pure apprezzano il posto (quanto ideologicamente?). Qui, comunque, non si viene a degustare e sorseggiare, ma a magnar e bevar. Tenuto questo in conto, il posto non riserverà delusioni.
Vivande: ***
Vino: **
Ambiente: ***
Servizio: ***

